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sabato 23 marzo 2019

Recensione: "Io odio Internet" di Jarett Kobek


Buongiorno a tutti lettori,
oggi voglio parlare insieme a voi di Io odio Internet, romanzo di Jarett Kobek, pubblicato a ottobre per Fazi Editore. 
Naturalmente, essendo una ragazza che usa i social e a cui piace stare sui social, nata nell’era di Google, Facebook e Twitter, questo testo mi ha interessata fin da subito, almeno per scoprire altri punti di vista, essere più consapevole e magari cambiare anche un po’ il mio atteggiamento. 
Devo ammettere che in Io odio Internet ho trovato diversi spunti di riflessione, però il tipo di narrazione e lo stesso autore non mi sono piaciuti per niente. Adesso vi spiego perché.

Titolo: Io odio Internet. Un romanzo utile
Autore: Jarett Kobek
Editore: Fazi
Pagine: 330
Data di pubblicazione: 4 Ottobre 2018

Sinossi:
Adeline è una quarantacinquenne semifamosa per aver pubblicato un fumetto di successo negli anni Novanta. Vive a San Francisco. Invitata a parlare in un'università, finisce sotto attacco sui social network per aver «commesso l'unico errore imperdonabile del ventunesimo secolo», ossia non rendersi conto che qualcuno la riprendeva mentre esprimeva quello che pensava. Bisogna tenere conto che Adelina (1) è una donna in una cultura che odia le donne, (2) è semifamosa e (3) ha espresso un'opinione poco popolare. E vive nell'era Internet. Adelina diventa così un trend su Twitter, e quindi se ne occupa la stampa, incapace di svolgere un lavoro più serio. Adelina diventa il bersaglio degli haters.





Io odio Internet non è un romanzo, o meglio, come lo stesso autore ad un certo punto lo definisce, è un "romanzo brutto". Sì, è un romanzo che per gran parte dei capitoli non ha né capo né coda: è una serie di affermazioni dell’autore messe insieme, certe volte a caso, altre con cognizione di causa. Mentre alcuni capitoli mi sono sembrati molto istruttivi e mi hanno resa più consapevole su determinanti argomenti, altri mi sono sembrati pretenziosi, altezzosi e presentavano anche delle incongruenze dovute probabilmente a una necessità di esagerazione sul tema. Credo che Kobek non abbia voluto scrivere un libro con l’intenzione di farsi piacere ai suoi lettori, ma esclusivamente con la necessità di parlare di argomenti per cui covava risentimento da qualche tempo. 
Con voi adesso vorrei analizzare diversi passaggi del libro che mi hanno abbastanza interessata:

Entrambi i film erano meglio dei libri da cui erano tratti. Quasi tutti i film sono meglio dei libri. I libri sono quasi sempre piuttosto brutti. Come questo. Questo è un brutto romanzo.

Ok, adesso ditemi cosa ne pensate. Sicuramente sono d’accordo con lui dicendo che questo è un brutto romanzo, perché, in realtà, non si può nemmeno definire tale, tuttavia sulla questione libri/adattamenti cinematografici devo dissentire con forza. Prepotentemente. Ditemi, infatti, un film che è stato migliore del libro da cui è tratto. Ci possono essere dei film belli quasi quanto il libro, però secondo me la storia scritta non può essere superata sia in emozioni sia in storia.


L’eumelanina era il prodotto dei melanociti, che sono cellule contenute nello strato basale dell’epidermide insieme alle cellule basali. Dal punto di vista istopatologico, l’eumelanina assomigliava un po’ a una macchia di mostarda secca.

 E ancora


Adeline non aveva eumelanina nello strato basale dell’epidermide e pertanto apparteneva alla razza bianca.

Queste due frasi mi sembrano quasi quelle che potrebbero inserire in un test di medicina e in cui si deve individuare la parola sbagliata. In questo caso, sono "istopatologico" (avere eumelanina non è una patologia) e "non aveva eumelanina" (tutti abbiamo eumelanina nello strato basale dell’epiderimide, il colore della cute è dato solo dalla sua diversa concentrazione e tipologia). Mettendo da parte il pensiero medico sulla questione, io mi chiedo perché inserire dei termini così specifici, errando, se non si hanno le conoscenze di base sulla materia. Fosse stato ripetuto una sola volta, allora mi accontento, ma, cari lettori, – non scherzo!!!- è stato ripetuto almeno una trentina di volte.

Interessante, invece, è stata la digressione su Jack Kirby, creatore di molti personaggi Marvel e che è stato, come dice elegantemente l’autore, “inculato alla grande”, perché ha venduto i diritti per pochi dollari e adesso il suo patrimonio intellettuale frutta all’azienda milioni. (Non so quanto Internet possa centrare in tutto questo.)

I due libri di Tolkien parlavano di elfi, maghi e magia. I due libri venivano letti da imbecilli. *Conta fino a dieci* I due libri avevano ispirato una serie di film idioti in cui sparavano un sacco di flatulenze.

Bene. Ci siete ancora? Devo ammettere che io non ho letto Tolkien né visto mai i film da cui sono stati tratti. Però, mi sento io un’imbecille e non il contrario!! Voi cosa ne pensate?


Dai, non proseguiamo con la parte negativa del libro, perché ci sono stati anche dei momenti molto interessanti e che mi è piaciuto molto leggere. Ad esempio il capitolo 11. Secondo me è uno dei migliori capitoli del libro (forse perché non è non-sense come tutti gli altri?!). Si parla di Ellen, una ragazza normale, con un sogno e un’istruzione, che per colpa di una gelosia infondata si ritrova a dover combattere con foto private finite sul web, persone del suo paesino che non smettono di fissarla e parlarle dietro le spalle e il proprio sogno completamente rovinato. Parla di una ragazza rovinata dalla potenza di Internet e credo che questo tema sia molto attuale e importante da trattare. 

Oppure, il capitolo sulla politica americana, basato sulle informazioni false riguardanti le armi di distruzione di massa riportate da diversi giornalisti e dallo stesso New York Times in riferimento alla guerra in Iraq. Da ignorante quale sono sulla materia, sono stata molto curiosa di scoprire questi atteggiamenti e eventi realmente accaduti, ma spesso taciuti e insabbiati. 

Attacchi a Twitter, Facebook e in particolare a Mark Zuckerberg non mancano. L’autore ci espone il suo pensiero e poi sta a noi riflettere sull’argomento e farci anche noi una propria opinione. L’elemento che mi è piaciuto di più di questo libro è che ti stimola a ragionare e a esporre il tuo pensiero, che sia in accordo o meno con quello dell'autore. Ti permette di essere consapevole dei tuoi pensieri e delle tue opinioni, magari sostenendole ancora oppure anche confutandole. 

Consiglio Io odio Internet a tutti coloro che vogliono discutere di Internet, globalizzazione, sessualizzazione, razzismo con una persona che certo non le manda a dire e che espone il proprio pensiero in modo crudo e diretto.


VOTO:


-Mari

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