Recensione: "Vorrei solo averti qui" di Kennedy Ryan

agosto 16, 2024 0 Comments

Vorrei solo averti qui (Shot Series Vol. 1) eBook: Ryan, Kennedy ...

Titolo: Vorrei solo averti qui (Shot series Vol.1) 

Autore: Kennedy Ryan

Casa Editrice (italiana): Newton Compton Editori

Data di pubblicazione (italiana): 19 aprile 2020


Formato letto: ebook, 2,99€













Io farei tutto quello che è in mio potere per aiutarti a seguire i tuoi sogni così che tu potessi prenderti cura di te stessa. E allora tutti e due sapremmo che stai con me perché lo vuoi, non perché non hai altra scelta.


Ho iniziato a leggere questo libro un paio di giorni fa. E sono all’incirca 24h che non lo prendo in mano. 

Ho letto un paio di recensioni prima di decidere se comprarlo o no. Non conoscendo l’autrice, preferisco sempre buttare un occhio alle opinioni dei lettori. Le ho trovate tutte entusiasmanti, ma soltanto una è stata veritiera e mi ha spinto a comprarlo. Non perché aveva ricevuto il massimo del punteggio, ma per la sincerità che ne traspariva.

Questo non è un libro facile. Immagino che vi stiate chiedendo quale motivo mi sta tenendo lontana da un libro. Non è il lavoro e non sono nemmeno altri impegni. Non è un problema di grammatica né la trama assurda, come mi è già capitato in passato. Non è nemmeno la pubblicazione di un libro che avevo atteso da tanto – ammetto che mi è capitato, in passato, di mettere in pausa alcuni libri solo per poter leggere il secondo capitolo di una saga che attendevo da mesi. No, tutto questo non c’entra niente.

Ho deciso di prendermi una pausa per essere pronta a leggere la scena che mi si stava delineando davanti agli occhi. 

Perché?

Perché ho bisogno di coraggio.



Ho finalmente ripreso in mano il libro 3 giorni dopo aver iniziato questa recensione. 

È stata dura. 

Questo libro mi ha coinvolta a tal punto che sussultavo ad ogni riga.

SPOILER: l’autrice non indora la pillola per niente. E, onestamente, penso che abbia fatto la scelta giusta, in modo da rendere partecipe il lettore di quello che Iris, la protagonista femminile, prova. 

Ovviamente non è possibile rendersi veramente conto di quello che le vittime di violenza domestica subiscono solo tramite un libro, ma l’autrice, grazie alle testimonianze raccolte in un centro di assistenza a donne vittime di abuso domestico, è riuscita a descrivere il processo di rinascita che, per fortuna, le caratterizza.

Ed Iris ne è il perfetto esempio. È una donna forte che si è ritrovata incastrata in una relazione che la soffocava, in un primo momento, per poi rivelarsi essere una trappola. 

C’è stato un momento, all’interno del libro, in cui mi sono resa conto di quanto sia facile giudicare situazioni del genere senza conoscere niente. E credo che l’autrice abbia inserito la scena delle due fidanzate spettegolanti proprio per aiutarci a realizzare quanto sia facile prendersela con la vittima, dandole la colpa di essere troppo debole, troppo avida oppure troppo codarda per cercare di liberarsi da una relazione tossica. Il vero problema è che queste donne sono sole. E non per scelta. I loro compagni le hanno spinte ad allontanarsi dalla famiglia e dagli amici, ad isolarsi e a chiudersi dentro le mura domestiche. E questi “amorevoli” compagni non sempre devono faticare troppo per isolarle: la vergogna è un loro alleato fedele. Associato alla paura, soprattutto se ci sono figli di mezzo. La vergogna e la paura del giudizio degli altri, le minacce fatte più o meno a bassa voce, i lividi che rimangono sulla pelle, i lividi che ricoprono l’anima, lasciando cicatrici più profonde di quelle fisiche. 

Iris è una sopravvissuta. Ha lottato per la figlia, mettendola al primo posto e rinunciando a tutto pur di proteggerla. Lei è la protagonista indiscussa di questo romanzo. Ed insieme a lei lo sono tutte quelle donna che hanno lottato, e che ancora lottano, per ritrovare sé stesse. Spero che ce la facciano. 

Questo romanzo mi ha coinvolta come nessun altro romanzo aveva fatto da un bel po’ di tempo. Con il passare delle pagine, diventi parte anche tu della storia: ti emozioni negli incontri rubati tra Iris ed August, sussulti nei momenti bui, ti si stringe il cuore quando Iris abbraccia Sarai, ti senti sopraffatta dalla disperazione come Iris, fino a fare i salti di gioia per la rinascita di Iris e per l’amore che fluisce ininterrotto da August. 

Da parte sua, August è il tipico ragazzo che crede di avere il mondo ai suoi piedi e, quando incontra Iris in un bar, pensa di aver finalmente toccato il cielo con un dito. Peccato che la vita di Iris non dipenda da lui. Entrambi compiono le loro scelte, obbligate e non. Ed entrambi ne pagano lo scotto.

Mi sono innamorata di August insieme ad Iris.

E mi sono innamorata di Iris insieme ad August. 

Semplicemente perché non si può non amare entrambi. 


A volte ci sono occasioni nella vita, nelle quali tutta la nostra esistenza può cambiare completamente. Un bivio sulla nostra strada. A volte il cuore parla sottovoce e quando riusciamo a sentirlo, quando lo ascoltiamo, è troppo tardi e noi non lo sappiamo. Ma adesso, nel rifugio della mia mente, lo so. E lo bacio. Nei miei sogni scelgo lui, il mio principe, invece dell’impostore.


La tenerezza e la devozione con cui August si relaziona con Iris sono in netto contrasto con il comportamento di Caleb, il quale, a suo dire, dovrebbe essere la persona che ama Iris di più al mondo. Sono quasi dispiaciuta per Caleb. Ovviamente sono anche arrabbiata con lui. Ma la sua incapacità di provare affetto e di amare, portandolo a comportarsi in modo ossessivo e violento, mi ha suscitato una tristezza immensa.

Non esiste alcuna giustificazione ad un comportamento del genere.

Nessuna.

Eppure, la domanda sorge spontanea: cosa può portare qualcuno a comportarsi in quel modo? Bisogna essere malati? Oppure si è semplicemente stupidi? Esiste veramente un “qualcosa” alla base di tutto questo?

Onestamente, non credo. 

La cosa triste è che, per quanto il mondo possa essere pieno di August, è anche pieno di Caleb. E, spesso, sono i Caleb ad avere la meglio. 

Bisogna prestare più attenzione al mondo che ci circonda, alle persone che incrociamo per strada e, soprattutto, a smettere di giudicare gli altri, senza sapere niente della loro vita. 

Ho recentemente iniziato a seguire il profilo Ig di un’illustratrice britannica e un suo post in particolare mi è rimasto in mente: immaginate una fermata del bus, con tante persone in coda ad aspettare il proprio turno per salire. Quante volte vi è capitato? Ricordo che, a volte, con i miei amici facevo un gioco particolare: tentavamo di indovinare che lavoro facessero le persone che si ritrovavano con noi sotto alla pensilina. Ecco, lei ha disegnato un fumetto sopra ognuno dei personaggi raffigurati, inserendoci il loro stato d’animo oppure l’avvenimento principale della loro giornata. A volte le persone possono apparire perfette esteticamente, ben vestite, ben curate, ma portarsi dentro un bagaglio di sofferenze ed insicurezze che non possiamo nemmeno immaginare. E quindi non ci rendiamo conto che la signora con le extension bionde davanti a noi non le abbia per pure vanità, ma le abbia appena fatte dalla parrucchiera in seguito alla recente scoperta di dover affrontare una chemio aggressiva, che la porterà a perdere tutti i capelli e abbia deciso di risaltarli per un ultimo mese. Oppure non ci rendiamo conto che una maglietta a maniche lunghe ed una gonna ampia lunga fino alle caviglie portata d’estate possano essere un modo per coprire i segni blu lasciati da mani che dovrebbero accarezzare, e che il fondotinta esagerato non sia una mancanza di stile, ma l’unico modo per avere la possibilità di uscire senza ricevere domande alle quali non si è pronti a dare una risposta. 

 Leggete questo libro. 

 Non ho altro suggerimento da darvi. 

 Inoltre, ho deciso che non darò un voto a questo libro, perché la storia di Iris ed August non merita un voto: merita un applauso. E merita di essere letta. 

 In conclusione, comprate e leggete questo libro. Non è perfetto, ma trasmette un messaggio forte, che va diffuso: la violenza domestica si nasconde nei paradisi più perfetti e bisogna aiutare queste donne ad essere libere insieme ai propri figli. 

 A fine maggio uscirà il secondo libro di questa serie. Speriamo che sia all’altezza. 

 Vi saluto, alla prossima recensione, ragazzi!

 Cordialmente, 

 B.


Recensione: "First Lady" di Susan Elizabeth Phillips

agosto 16, 2024 0 Comments

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Titolo: First Lady
Autore: Susan Elizabeth Phillips

Casa Editrice (italiana): Leggereditore

Data di pubblicazione (italiana): 20 settembre 2019

Formato letto: ebook, 0.99€













Ho la bruttissima sensazione che tu non mi ami, ma questo non cambia ciò che provo per te, né lo rende meno reale.

 SHE’S BACK!

 O meglio… non se ne è mai andata e continua a stupire ed emozionare con le sue storie. 

 Ovviamente sto parlando di Susan Elizabeth Phillips, 71 anni compiuti lo scorso dicembre, non si è ancora fermata ed ha appena annunciato il suo prossimo libro Dance away with me, che verrà pubblicato a giugno negli Stati Uniti. Al momento la domanda è: quando sarà pubblicato in Italia? 

 Non siate troppo ottimistici sulla tempistica, perché First Lady fu pubblicato negli USA nel 2000. 19 anni dopo, è finalmente arrivato anche in Italia. Chissà se ci toccherà aspettare fino al 2040 per poterlo leggere in italiano. 

 Anche se, da un certo punto di vista, sono contenta che i libri della Phillips sia diventati disponibili in Italia solo decenni dopo la loro originale data di pubblicazione: in questo modo, sono riuscita a leggerli nel momento ideale. Infatti, se fossero usciti solo ad un paio di anni di distanza dalla data di pubblicazione americana, non ne sarei venuta a conoscenza, oppure li avrei semplicemente snobbati, ritenendoli troppo “antichi” per essere degni di essere letti. 

 Quindi, per una volta, mi trovo a ringraziare la lentezza dell’editoria italiana. Segnatevela perché questa sarà la prima e ultima volta: da domani tornerò a lamentarmi per questo o quel libro di cui sto aspettando la pubblicazione dal 2014 (Samantha Shannon, ti leggerò in lingua originale, prima o poi!).

 Ma torniamo a noi. 

 Come sempre, la Phillips ha l’innata capacità di saper coinvolgere il lettore e farlo immedesimare con la protagonista della storia, non importa che sia una scrittrice di libri per bambini, una professoressa di fisica, una donna che ha perso tutto o un’attrice sul finire della sua carriera, lei riesce a farti entrare in contatto con la protagonista femminile, non importa quanto sia distante dalla tua realtà quotidiana. E nemmeno il fatto di utilizzare la First Lady degli Stati Uniti ha impedito all’autrice di fare la sua magia: instaurare un legame tra lettore e personaggi principali. E dire che tra me e la First Lady di strada ce n’è da fare, eh. 

 Ho apprezzato Nealy: mi sono immedesimata in lei quando descriveva la sua voglia di uscire dagli schemi, scappare dalla sua vita di tutti i giorni, una vita che non si era scelta, o che, comunque, non stava vivendo nel modo in cui se lo era immaginato. L’ho adorata per la sua capacità di sorprendersi ed entusiasmarsi delle piccole cose, con un atteggiamento quasi infantile, ma che rispecchia una genuinità che dovremmo essere tutti capaci di mostrare. Purtroppo, le nostre esperienze e il fatto di crescere, ci portano via questo atteggiamento “da bambini”. Un vero peccato. Nealy mi ha fatto riflettere su questo argomento e ho realizzato che dovremmo tutti cercare di goderci appieno il singolo momento: lanciare un frisbee, fare un picnic sul prato, godersi un pranzo con le persone a cui si vuole bene ed esplorare un luogo nuovo. A volte ci rendiamo conto di esserci persi dei momenti importanti della nostra vita per il semplice fatto che eravamo concentrati su altro, e non abbiamo prestato attenzione a quello che ci succedeva intorno o davanti ai nostri occhi. E alle volte quel “altro” risulta essere futile o una perdita di tempo. Si fanno degli errori, e una macchina del tempo non sarebbe male per poter tornare indietro, premere pausa e mettere da parte il telefono oppure abbassare la musica e goderci quel momento particolare con le persone che amiamo.


Voglio che tu sappia che sarai sempre la parte migliore di me.


 Mat. Come al solito la Phillips stupisce descrivendo fisicamente l’uomo dei tuoi sogni (alto, muscoloso ma non da palestra, da duro lavoro, che a questo giro si associa all’accoppiata capelli scuri-occhi grigio ghiaccio), aggiungendoci sempre quella punta di tenerezza che lui si sforza a nascondere dall’inizio del libro. In questo caso non abbiamo a che fare con uno sportivo famoso, all’apice della sua carriera e nemmeno con uno scrittore di libri o un professore universitario/circense part-time: Mat è quello che ha appena raggiunto il fondo e sta cercando in ogni modo di risalire. Ha mandato a vacca la sua carriera di giornalista e si è appena ritrovato padre di un’adolescente e una neonata che non sono nemmeno geneticamente sue. Eppure, nonostante l’atteggiamento scorbutico ed autoritario che cerca di mantenere con le figliocce e Nealy, si riesce a scorgere in lui quel I CARE, così tanto inneggiato nelle campagne amministrative americane degli ultimi tempi (per non parlare di Don Milani con la sua scuola di Barbiana negli anni del secondo dopoguerra). Cosa posso aggiungere? Niente, se voglio evitare spoiler.

 Un viaggio a bordo di una vecchia Winnebago (provate ad immaginare un vecchio camper anni ’80) attraversando metà degli Stati Uniti, ognuno con i suoi segreti e con i propri desideri, che non combaciano con quelli dei compagni. Lasciatevi trascinare e sarete capaci di godervi appieno questo viaggio e, magari, riuscirete a riflettere un pochino anche sulla vostra vita. Prendetevi del tempo per voi stessi, per potervi riorganizzare e capire cosa volete veramente. Nealy l’ha fatto volontariamente, mentre Mat ci si è trovato costretto, ma entrambi ne hanno tratto beneficio. 

 In conclusione, spero che si sia capito che questo libro è STRA CONSIGLIATO dalla sottoscritta: emozionante e coinvolgente, divertente e a tratti riflessivo, una lettura scorrevole che sa anche far riflettere. Le assegnerei un voto 4 su 5 oppure 8 su 10. Niente da aggiungere, la Phillips è unica. Aspetterò il prossimo libro con ansia, cercando di far passare il tempo rileggendo i suoi altri successi (qualcuno di questi è stato recensito in passato nel blog). 

 Ci si sente alla prossima recensione, ragazzi.

 Cordialmente,

 B.

 


Recensione: "La mia Brexit" di Francesco De Carlo

agosto 16, 2024 0 Comments

La mia brexit: diario di un comico nel posto giusto al momento ...


Titolo: La mia Brexit

Autore: Francesco De Carlo

Casa Editrice (italiana): Bompiani, Giunti Editore

Data di pubblicazione (italiana): Marzo 2019

Formato letto: cartaceo, 14,25 €













“ In fin dei conti è proprio vivendo all’estero che ho scoperto quanto sono italiano, quanto gesticolo, quanto parlo ad alta voce, quanto sono insofferente alle regole e al politicamente corretto, quanto vorrei fischiare alle donne da una vespa in corsa come in un vecchio film neorealista e quanto mi piace la carbonara. “


Ho deciso di recensire questo libro di getto, senza pensarci troppo. 

So che si discosta pesantemente dalle recensioni che potete trovare su questo blog, e probabilmente vi state chiedendo se non mi sia fumata qualcosa. 

Onestamente, non avrei mai letto questo libro. Insomma, sono in quel periodo della vita dove voglio leggere solo quello che mi va, qualcosa di non troppo impegnativo e che mi aiuti a dimenticare la realtà. E questo libro si discosta completamente da tutto ciò. Ho riscoperto le paure e le ansie che mi stavo nascondendo, riportandole a galla in modo brutale e facendomi dubitare dalle mie scelte. 

Ma forse è meglio partire dal principio. 

Ho ricevuto questo libro in regalo lo scorso Natale. È stato un regalo pensato e un po’ ironico, voluto a sdrammatizzare la situazione di chi, come me, ha lasciato l’Italia per trasferirsi nel Regno Unito dopo il voto favorevole alla Brexit. Non voglio annoiarvi troppo con i particolari, quindi cercherò di essere sintetica.

Mi sono trasferita ormai un anno fa nella ridente Exeter, capoluogo del Devon, cittadina semisconosciuta ai più. Va bene, togliamo il “semi”: sconosciuta alla stragrande maggioranza degli italiani – e alla sottoscritta, prima che firmasse il contratto di lavoro. Non è male come posto per vivere. Siamo nel sud-ovest dell’Inghilterra, praticamente appena prima della famosa Cornovaglia. La gente viene ad Exeter per due motivi: per l’Università (pare che sia la quinta per importanza dell’Inghilterra) e per ritirarsi a vita tranquilla, dopo essere andati in pensione. Eh sì, un bel mix. Immaginatevi una cittadina di circa 120 mila abitanti, popolazione che aumenta tra settembre e giugno, dato l’afflusso di studenti provenienti da tutto il mondo. Pare che, negli ultimi anni, sia aumentato esponenzialmente il numero di studenti stranieri provenienti dall’Asia: cinesi, giapponesi, indiani, pakistani, coreani, ecc. Quindi, provate a visualizzare la situazione tipica della domenica alle 11:00 di mattina: nei tavolini fuori dai pub puoi trovare gruppi di signore in là con gli anni intente a brindare con una flûte di prosecco (pare che sia all’ultima moda, qui nel Regno Unito), mentre dedicano tempo al loro brunch, circondate dai residui dei bagordi fatti dagli universitari la notte precedente.

Vorrei sottolineare, come è presente anche nel libro di De Carlo, che italiani e britannici hanno una concezione diversa di alcool. Se per noi l’alcool è un mezzo di condivisione, per loro è semplicemente un modo per dimenticare e disconnettersi dalla realtà: non ho mai visto così tante persone ubriache fino a quanto non mi sono trasferita qui. Non a caso, l’alcolismo è LA piaga della società anglosassone. Quindi, a titolo informativo, se andrete mai a visitare la fabbrica della Tennent’s a Glasgow, non aspettatevi di trovare la “Supere Tennent’s” di 9°. Pare che siano stati “costretti” a venderne i diritti ad un paio di birrerie del Vecchio Contenente (una in Germania e l’altra in Italia) per poter salvare la loro immagine sociale e, da ormai una quindicina d’anni, non la distribuisco più in UK. Dunque, non pensate che le signore di una certa età nominate nel paragrafo precedente siano tanto innocenti: non si fermano mica alla prima flûte. Sono, infatti, capaci di passare al gin tonic fino allo stordimento, ovvero fino a quando non riescono, in un modo o nell’altro, a salire su un taxi che le riporti a casa dal marito. 

Sto divagando, ora, scusate. Ritorno al libro.

De Carlo racconta la sua esperienza con semplicità, quasi questo libro fosse uno dei suoi monologhi e lui stesse parlando direttamente a te lettore. Perché lui sa che, se stai leggendo questo libro, ti trovi, molto probabilmente, nella sua stessa situazione. Credo che lui adesso sia rientrato stabilmente in Italia e stia proseguendo la sua carriera tra radio e televisione.

Uno degli argomenti affrontati nel libro è la solitudine. Cavolo, il Regno Unito ti può veramente far sentire sola. Non sto dicendo che non ci siano persone speciali ed affettuose, qui. Semplicemente la gente sembra essere più concentrata su sé stessa, più fredda, più di fretta (pure nell’ubriacarsi: eating is cheating) e più distante anche fra membri della stessa famiglia (concezione completamente diversa da quella mediterranea). E questo, se sei arrivato, come la maggior parte degli italiani, da solo e senza conoscere nessuno, è un ostacolo decisamente difficile da superare. Alcuni ragazzi arrivano in UK, lavorano per qualche mese e poi tornano a casa. I più coraggiosi si fermano qualche anno, prima di cedere alla chiamata della Patria. Poi, noi italiani tendiamo sempre a fare gruppo, per passare serate nostalgiche a lamentarci davanti ad una birra annacquata, insultando Domino’s e disgustati dal caffè di Starbucks (che poi, si può veramente chiamare caffè? Per me non è altro che acqua sporca). Quindi fatichiamo a creare legami con gli autoctoni. Non a caso, le persone a cui sono più legata qui sono spagnole. E voi direte: “E che c’entra?”. Beh, gli spagnoli sono quello di più simili agli italiani, senza esserlo. Perché? Perché hanno una cultura simile alla nostra, seppur apprezzino la famosa pineapple pizza, ma non parlano la tua lingua, quindi ti tocca sforzarti di parlare inglese. Non facile, ma utile, a lungo andare. 

Lo scrittore si mette a nudo, mostrando la sua parte vulnerabile. Facendo ciò, mette a nudo anche il lettore, spingendolo a riflettere e porsi delle domande che, spesso, non trovano risposte. 

Il libro è brillante, divertente e triste allo stesso tempo, thought-provoking, come direbbero qui, in terra di sua Maestà Elizabeth II, che, tra l’altro, alla veneranda età di 94 anni compiuti a fine aprile, è stata paparazzata a cavallo giusto l’altro giorno. Che sia l’alcool o l’aria di Londra? Chi lo sa. In qualsiasi caso, lei rimane icona intramontabile di un Paese che, purtroppo, sta perdendo il suo fascino e la sua attrattiva. 

Ho particolarmente apprezzato il messaggio finale che De Carlo lascia al lettore. È un messaggio incoraggiante, che arriva alla fine di un libro che può portarti quasi allo sconforto, quanto è capace di andare a stimolare i punti giusti. Lo riporto qui sotto, perché questo dovrebbe essere detto a tutti gli italiani che lasciano la loro casa, la loro famiglia, gli amici, la routine, per buttarsi in una nuova avventura. 


“Non lamentatevi. Vi mancheranno il sole e la carbonara,ma là fuori ci sono un mondo fantastico da scoprire e persone nuove da incontrare. Uscire dalla comfort zone è l’unico modo per crescere, quindi stringetevi una sciarpa al collo, sorridete e every little thing ganna be alright.”


Darei un bel 4,5 stelle su 5 a questo libro. Prima di tutto, per fare contento Francesco De Carlo: ha tanto agognato di avere una recensione da 4 stelle quando è arrivato a Londra, che mi sento in dovere di dargliene addirittura mezza in più! Scherzi a parte, se le merita tutte. Ringrazio la persona che mi ha regalato questo libro, e ringrazio anche la decisione presa qualche giorno fa di non portare il mio fidato Kindle in spiaggia (ho troppa paura che la sabbia finisca per farlo andare in tilt), e di aver preferito questo libro cartaceo agli altri che avevo a disposizione. 

Non so se De Carlo ha in programma di scrivere un altro libro. Nel qual caso, lo leggerò di sicuro!

Alla prossima recensione, ragazzi. Spero di non farvi attendere troppo.

Cordialmente,

 B.


Recensione: "La Fattoria dei nuovi Inizi" di Devney Perry

agosto 16, 2024 0 Comments

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Titolo: La Fattoria dei nuovi Inizi

Altre info: Jamison Valley vol.1

Autore: Devney Perry

Casa Editrice (italiana): Always Publishing

Data di pubblicazione (italiana): 31 gennaio 2019


Formato letto: ebook, 5,99€














Perché quella che pensavo fosse pace  era soltanto un’illusione. Oggi, con Georgia e Roe, ho capito cos’è veramente la pace.


Rieccomi a voi, lettori e lettrici! Ne è passato di tempo dall’ultima recensione scritta, lo so. Sappiate solo che ho letto veramente tanti libri dall’ultima recensione che ho scritto e che stavo semplicemente aspettando il tempo necessario per rielaborare ciò che avevo appena concluso. 

Ho scelto di recensire come primo libro dal mio ritorno La fattoria dei nuovi inizi fondamentalmente perché ho finito di leggerlo all’incirca un’oretta fa, e volevo condividerlo con voi. 

Ho scoperto questo libro per caso, una settimana fa, mentre esploravo Amazon e dintorni alla ricerca disperata di qualcosa da leggere. Premetto che la mia libreria è fornita di libri che non ho ancora avuto il tempo di leggere, ma avevo bisogno di qualcosa di “diverso” o di nuovo, inesplorato. Quindi mi sono imbattuta nel primo libro tradotto in italiano di Devney Perry e mi ci sono buttata (non prima di aver letto un paio di altri libri, la cui recensione verrà pubblicata in seguito). 

Essendo questo il primo libro che leggo della Perry, non avevo alcuna aspettativa in mente, nonostante le recensioni entusiasmanti che avevo letto nei suoi riguardi. Dunque ho preso questo libro come veniva, leggendo riga per riga e seguendo il corso della storia per come era scritto dall’autrice, cercando di non sviluppare il mio finale personale. 

Detto questo, ho trovato questa lettura piacevole e leggera, con uno stile che mi ricorda la Phillips, che però rimane perfetta ed irraggiungibile nel suo essere. La Perry ho prodotto un buon libro, affrontando anche alcune tematiche importanti come la corruzione e l’etica, tematiche mi stanno particolarmente a cuore, data la mia professione, ma non entrerò nei dettagli, dato che significherebbe spoilerarvi il finale. Ha anche affrontato il problema della droga e uno più leggero che è quello del gossip nelle piccole cittadine: quanti di voi non si sono mai ritrovati nella situazione di essere al centro dell’attenzione del “gruppo di pettegolezzo” di turno, generalmente formato da amici di amici o da parenti più o meno lontani? È capitato anche a me, qualche volta. Non è esattamente parte del mio piano di vita essere coinvolta in queste meccaniche da piccola cittadina, ma la vita è quello che è. Soprattutto se, nel caso di Georgia, inizi ad uscire con il famoso Jess, lo sceriffo della contea.

 Ed ecco che partono i dubbi e le paranoie: sarò abbastanza? 

Credo che questa sia una delle paure che accomuna il genere umano: tendiamo sempre a paragonarci agli altri, a confrontarci per capire chi è il migliore, chi uscirebbe vincitore all’interno di un confronto. Che si tratti di fratelli o sorelle, amici o amiche, partner, cugini o parenti vari, nuovi vicini di casa o colleghi di lavoro, nel nostro cervello la domanda “Ma io sono meglio?” trova sempre la strada per continuare a rimbalzarci in testa e non darci pace. E, generalmente, crea incomprensioni che possono portare persino a conflitti. Niente da dire, è la natura umana, nessuno ne è immune e non possiamo farci a meno. L’unica cosa che possiamo fare, è affrontare il problema con la persona coinvolta, cercando di non creare un dramma. Il problema principale salta fuori quando questa domanda continua a ripetersi ed è legata al fidanzato/a di turno. A quel punto iniziano i dubbi, i “sarò abbastanza?”, il sentirsi inadeguati, imperfetti ed in difetto. Tutto ciò può avere due conseguenze: idolatrare il proprio partner all’estremo, guardarlo come se fosse una divinità e sottostare in tutto e per tutto alle sue decisioni, perdendo il nostro io, dimenticandoci che siamo anche noi una persona in grado di pensare e assimilandoci a lui, seguendo ciecamente ogni suo volere, annullandoci. Oppure, possiamo chiuderci in noi stessi, senza dare voci alle nostre paure ed ai nostri dubbi, allontanandoci dall’altro, portandoci, spesso, alla fine della relazione. Non me la sento di approfondire la prima opzione, perché non vorrei sembrare troppo dura o semplicemente poco empatica nei confronti di quelle persone che, nel pensiero comune, vengono definite “deboli” ma che spesso sono semplicemente persone che si sono perse e non sanno come ritrovarsi, o, magari, non vogliono farlo. Per quanto riguarda la seconda opzione, invece, è importante il ruolo del partner: chi ama veramente, chi ci tiene, cerca di rompere i muri costruiti dall’altro con più o meno tatto, cercando di salvare un rapporto che si avvia verso un’era glaciale mai vista prima.

Accade anche tra Georgia e Jess. Devo ammettere che non ho saputo apprezzare in pieno Jess, con quel suo atteggiamento da “decido io, faccio tutto io”. E la reazione di Gigi ad esso, piuttosto passiva alla fin fine, nonostante un tiepido tentativo di opposizione fatto all’inizio del libro. Insomma, sarà che io sia per la parità dei sessi, sarà che io sia pienamente convinta che in una relazione ci debba essere equilibrio, sarà che sia fortemente attratta dall’uomo alpha, ma, e c’è un grande MA, tutto questo solo nel caso in cui l’uomo alpha sappia anche fare un passo indietro, a rispetto dei miei bisogni e desideri, oltre al fatto che deve anche starmi a sentire. Già. Mi è uscito molto diretto e gergale, ma è quello che è: il XIXesimo secolo ha chiamato e rivuole indietro la patriarchia. Mi piace pensare di esserci lasciati alle spalle la mentalità machista anche se sono pienamente cosciente del fatto che non sia vero. Almeno nei libri mi piacerebbe ritrovare questo.


Atteggiamento pseudo-tiranneggiante e passivo a parte, la storia risulta essere intrigante, con un tentativo di creare suspence. Si potrebbe quasi affermare che sia un romanzo completo. Lo definirei più un abbozzo di romanzo, un primo buon tentativo di scrivere una storia romantica, che possa essere un punto di partenza per altre storie in un luogo reale, che presenta problemi normali che vengono affrontati da persone di tutti i giorni (finale a parte, ma non spoilero). Esempio: la nuova infermiera dell’ospedale con lo sceriffo della contea. Ritengo che a volte sia liberatorio leggere storie che abbiano come protagonisti qualcuno che non sia il miliardario o attore o rock star o principe di sto cavolo di turno. W la normalità! (anche se i libri sono anche scritti per essere una via di fuga da tutto ciò che ci circonda). 

Non sono effettivamente scesa molto nei dettagli di questo libro e nemmeno dei personaggi: so di aver divagato un pochino su un paio di argomenti che mi stanno particolarmente a cuore. Ho fatto questa scelta più che altro per evitare di spoilerare il libro ed il suo finale. Data la trama semplice e lineare, risulta moooolto facile fare un passo falso e finire con il raccontarvi tutto. E, personalmente, odio gli spoiler. Amo godermi la mia lettura in santa pace, senza star lì ad aspettare un momento preciso. Questo, però, solo se si tratta di un libro nuovo: dato che mi piace rileggere i miei libri preferiti, aspettare un momento preciso, quell’anticipazione è la parte che preferisco di più, perché so che ne uscirò completamente soddisfatta. 

Detto questo, arriviamo al dunque. Libro apprezzato, lettura piacevole, ambientazione e co-protagonisti e comparse varie che danno spazio ad una vasta gamma di opzioni. Non vedo l’ora di sapere qualcosa di più sul triangolo Silas-Lissy-Wes: ho fatto le mie supposizioni e adesso non mi resta che attendere – o comprare il libro in inglese e leggermelo subito. Per non parlare di Maisy, sono curiosa di sapere cosa la attende. Quindi, consiglio la lettura di La fattoria dei nuovi inizi.


Voto 3.5 su 5 oppure 7 su 10.


 Alla prossima, ragazzi.

 Cordialmente,

 B.


Recensione: “La figlia della dea della luna” di Sue Lynn Tan

agosto 09, 2024 0 Comments


Ciao readers!

C'è qualche fan di cdrama tra voi? Anche se non siete degli appassionati di drama cinesi, credo che il libro di cui vi parlerò vi piacerà. Si tratta del romanzo fantasy ispirato alla mitologia cinese La figlia della dea della luna di Sue Lynn Tan.

Impossibile caricare "la figlia della dea della luna.jpg".

Titolo: La figlia della dea della luna

Titolo originale: Daughter of the Moon Goddess 

(The Celestial Kingdom #1)

Autore: Sue Lynn Tan

Genere: Fantasy Young Adult

Pagine: 576

Data di pubblicazione (ITA): 30 Maggio 2023


Sinossi:

Cresciuta sulla Luna, Xingyin non sa che la stanno nascondendo dal temibile imperatore del Regno Celeste, che ha esiliato sua madre per aver rubato l’Elisir di Lunga Vita. Quando però, utilizzando inconsapevolmente la magia di cui è dotata, rivela la propria esistenza, è costretta a fuggire abbandonando la sua casa.Sola, incapace di controllare i propri poteri e piena di paura, si dirige verso il Regno Celeste, terra di meraviglie e di segreti. Qui, sotto mentite spoglie, impara l’arte dell’arco e della magia insieme al figlio dell’imperatore, cercando di ignorare la passione che presto inizia a divampare tra di loro.Per salvare la madre, Xingyin sarà costretta a intraprendere un viaggio avventuroso e ad affrontare creature leggendarie e pericolosi nemici. Ma quando la magia proibita minaccia il regno e Xingyin si ritrova a sfidare nientemeno che il feroce imperatore, dovrà scegliere se rischiare di perdere tutto ciò che ama o lasciare che il reame sprofondi nel caos.




La figlia della dea della luna è un retelling della leggenda di Chang'e (di cui potete trovare un approfondimento alla fine della recensione) che riprende la storia sfortunata di questa coppia da loro figlia.


Leggere questo libro è un po' come catapultarsi in uno xianxia*, genere letterario e drammatico che prende ispirazione dalla mitologia cinese in cui la perpetua lotta tra Immortali e Demoni si declina moralmente in una scala di grigi e in cui regnano tradimenti, angst, amore e sacrificio. 

Il fiore all'occhiello de La figlia della dea della luna risiede nelle descrizioni delle scene e nel world-building.

Nel primo caso, infatti, si viene trasportati proprio in quella dimensione poetica e sognante tipica di questi mondi magici, in cui il tempo sembra fermarsi per consentire all'autrice di descrivere la bellezza di una notte stellata o le atrocità dei campi di battaglia.

Per quanto riguarda il world-building, nonostante il mondo tipico della mitologia cinese sia abbastanza articolato tra Regno Mortale, Regno Demoniaco e Regno Celeste suddiviso in Nove Cieli e Quattro Mari, l'autrice lo ripropone in chiave semplificata, spiegando e introducendo di questi regni il giusto per poter seguire le vicende della storia.


Un altro punto a favore di questo romanzo, sono le scene di azione: personalmente i capitoli a loro dedicati sono volati in pochi minuti, rendendo la lettura molto più piacevole e dinamica. Ho apprezzato il fatto che la storia non si basi esclusivamente sul romance, ma anche sulla crescita ed indipendenza della sua protagonista.



I protagonisti de La figlia della dea della luna sono tre:

Xingyin, da sempre segregata nel palazzo della Luna, spinta dalle continue pressioni da parte dell'Imperatrice, è costretta a scappare e ad abbandonare sua madre per tenere celata la sua esistenza. È una ragazza impavida, senza peli sulla lingua, genuina e con un estremo desiderio di rivalsa.

Liwei, il Principe ereditario, figlio dell'Imperatore e dell'Imperatrice Celeste, è giusto, spiritoso, estremamente abile e leale nei confronti dei propri sudditi e del proprio regno. 

Wenzhi, il capitano più giovane ed acclamato dell'Esercito Celeste, è una persona che tutti ammirano, ma a cui allo stesso tempo nessuno riesce ad avvicinarsi veramente.





Ça va sans dire, tra i tre si forma un bel vecchio triangolo amoroso, con i due aitanti Immortali, ammirati da tutti, che anelano all'amore della coraggiosa Xingyin. 

Devo dire che questo probabilmente è stato l'unico tasto dolente di questo libro: i change of hearts della protagonista nei confronti dei due sono stati fin troppo precipitosi e non ben elaborati. In pratica, è stato come se stessi leggendo delle turbe amorose di una ragazzina alle prese con il suo primo amore. Probabilmente era proprio questo l'intento dell'autrice, tuttavia in alcuni momenti mi è sembrato come se qualcuno schiacciasse un tasto e indirizzasse i sentimenti dell'eroina verso uno spasimante piuttosto che l'altro. Spero che nel successivo volume l'autrice costruisca meglio la parte romance dando alla protagonista più maturità e consapevolezza. 


Un altro punto un po' a sfavore è che questo non sembra il primo libro di una dilogia: il finale non invoglia il lettore a continuare la lettura del successivo volume e credo che questo sia un vero peccato perché secondo me il viaggio di Xingyin alla corte celeste è ancora lungo.


Voto:

3.75 ⭐️

Magico, sognante,

romance da migliorare


*Xianxia: genere letterario fantasy cinese strettamente ispirato alla mitologia cinese ed influenzato da filosofie come taoismo, Buddhismo, arti marziali, medicina tradizionale cinese, alchemia ed elementi tradizionali della cultura cinese. I protagonisti sono spesso coltivators dell'immortaità oppure con poteri soprannaturali. Gli antagonisti hanno poteri simili e che spesso appartengono alla stirpe dei Fae oppure dei Demoni o altre categorie simili. Le storie di solito si basano su avventura e crescita personale di un praticante di magia o una persona mortale che rimane incastrata in affari soprannaturali e include elementi come dei, immortali, spiriti, demoni, fantasmi e creature mitiche.






Recensione: "Blood Heir" di Amélie Wen Zhao

luglio 19, 2024 0 Comments



Ciao readers! 

È da qualche anno che non pubblico post su questo blog, ma eccomi di nuovo qui a parlarvi di un libro che mi ha ricordato quanto sia bello leggere un buon vecchio YA. Blood Heir di Amélie Wen Zhao è un romanzo che riprende la storia di Anastasia riadattandola in una chiave più dark e ribelle.



Titolo: Blood Heir (Blood Heir Trilogy #1)

Autrice: Amélie Wen Zhao

Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

Genere: YA, Romantasy

Pubblicazione in Italia: Inedito

Keywords: Enemies to Lovers, Slow Burn, Dark, Retelling

Pagine: 446


Sinossi:

Nell'impero cirilico, gli Affini sono disprezzati. I loro vari doni per controllare il mondo che li circonda sono innaturali, pericolosi. Anastacya Mikhailov, la principessa ereditaria, ha un segreto terrificante. La sua affinità mortale con il sangue è la sua maledizione e la ragione per cui ha vissuto la sua vita nascosta dietro le mura del palazzo. Quando il padre di Ana, l'Imperatore, viene assassinato, il suo mondo va in frantumi. Incastrata come il suo assassino, Ana deve fuggire dal palazzo per salvarsi la vita. Per cancellare il suo nome, deve trovare l'assassino di suo padre da sola. Ma la Cyrilia oltre le mura del palazzo è molto diversa da quella che pensava di conoscere. La corruzione governa il regno e c'è una cospirazione più grande all'opera, che minaccia l'equilibrio stesso del suo mondo. C'è solo una persona abbastanza corrotta da aiutare Ana a raggiungere il suo nucleo: Ramson Quicktongue. Un astuto signore del crimine della malavita ciriliana, Ramson ha piani sinistri, anche se potrebbe aver incontrato la sua partner in Ana. Perché in questa storia la Principessa potrebbe essere il giocatore più pericoloso di tutti.








Era da molto che non leggevo un libro in pieno stile fantasy YA: una principessa, che ha potere sugli altri tramite il loro sangue, accusata dell’omicidio del padre, fugge e si allea con il miglior truffatore del regno, intenzionato sin dal principio a venderla per ritornare in vetta al potere. Già da questa breve introduzione si prospetta un viaggio molto scoppiettante per questi due protagonisti. 


Blood Heir è un romanzo che scorre molto velocemente ed il fatto che sono riuscita a terminarlo dopo anni che non leggevo un romanzo ne è la prova. Il ritmo della narrazione è incalzante e i momenti di intermezzo tra le scene principali sono resi meno pesanti dal continuo battibeccare dei due personaggi, che rimangono il focus principale del libro.



Tuttavia, questo è uno dei rari casi in cui la scrittrice non si è dimenticata dei suoi personaggi principali. Mi è piaciuto molto il background che Amélie Wen Zhao ha creato per ogni personaggio: ha conferito a ognuno di loro una storia, non relegandoli a un mero ruolo di comparse, ma dando loro il compito di trasmettere un messaggio al lettore.


Anche l’ambientazione è ben caratterizzata e, nonostante il world-building non sia uno degli elementi su cui l’autrice ha puntato per questo primo romanzo, la descrizione di alcune scene è stata davvero vivida e sognante.



Non mancano i plot twist, uno sicuramente inaspettato, e se amate gli slow burn o gli enemies to friends to lovers questo è il libro che fa per voi.


Per concludere, Blood Heir è un fantasy YA dai toni dark che vi intratterrà con la simpatia e la chimica tra i suoi personaggi e vi farà riflettere sulla vita, sui vostri obiettivi e sull’importanza della famiglia e dell'amicizia.



NB:  in alcuni momenti Ana mi ha ricordato molto Aelin di Throne of Glass. 



Voto:

⭐️⭐️⭐️⭐️

ottimo per i nostalgici degli Young Adult


- Mari